Non potete dire di aver vissuto senza aver provato l’hillclimbing su neve.

 

Non è possibile dire di no ad una gara del genere, specie se si è invitati a farla direttamente dall’importatore italiano della Zero Motorcycle, motociclette elettriche californiane.

 

La gara si tiene in Italia a Ridanna, ridente località vicino a Vipiteno, a pochi chilometri dal confine con l’Austria. Significa che fa freddo e tutti danno per scontato che parli tedesco.

H&S-34

Lo shock culturale è alto e io sono vestito come se stessi per andare a prendere un aperitivo. In mezzo ad harleyisti germanici sono un pesce fuor d’acqua, tanto vale che al posto del numero di gara mi diano una pettorina con scritto “fighetta milanese” e sarei apposto.

 

Vengo quindi introdotto alla moto elettrica, una ZERO FX da cross con gomme tassellate. Guardo curioso l’assenza di leva della frizione, così come della pedivella d’avviamento. Mi spiegano gli essenziali, sottolineando che quando sono in attesa devo inserire lo stop al motore, per evitare di dare gas accidentalmente da fermo e lanciare la moto chissà dove (“è già successo” mi dicono).

Le prove iniziano con ben pochi convenevoli: ci si mette in fila e uno alla volta si parte alla conquista della vetta. Peccato che la neve sia già una pappa e praticamente la trazione sia inesistente. Il tutto diventa presto molto simile ad una puntata di Mai Dire Banzai in salsa tedesca, con scene a dir poco grottesche di energumeni teutonici in sella ad Harley da 300 kg tentare anche solamente di percorrere i pochi metri di lancio prima dell’effettivo pendio.

Nel mentre aspetto il mio turno in coda, accerchiato da scarichi aperti a da una chiara competizione a chi ha la moto più rumorosa. Ben presto chi mi sta attorno capisce il motivo per cui non posso ribattere alle loro sgasate intimidatorie: la mia moto è elettrica. Ricevo principalmente due tipi di reazioni:

  • Il “kleine kind”: sguardo leggermente divertito che si riserva ai bambini quando cercano di imitare i grandi
  • L’ “esperto”: sguardo interessato alla novità e immancabile luogo comune motociclistico di rito “bella-la-moto-elettrica-ma-quanto-dura-la-batteria-ma-però-chissà-che-coppia”

Finalmente il mio turno. In una scena surreale, do gas e la moto, senza emettere rumore alcuno, si muove. Altrettanto silenziosamente guadagno terreno e velocità, e con mio sommo stupore riesco ad arrivare al pendio. La moto è leggera ed ha una buona trazione, ma non devo esagerare col gas altrimenti slitta e rischio di perdere l’equilibrio. Devo solo stare in sella e con un filo di gas fa tutto da sola, portandomi quasi in cima al primo tentativo!

Provo un altro paio di volte ma ormai la pista è impraticabile anche per i più esperti, e a fatica riesco a raggiungere il pendio e a salire di pochi metri. Rimando l’appuntamento al giorno dopo alla gara vera e propria, con neve si spera più ghiacciata.

Il giorno dopo in effetti la pista di gara è tirata a specchio, con un bel fondo di neve ghiacciato che garantisce un’ottima trazione, tantoché anche le Harley più pesanti riescono ad arrivare quasi in cima. Finalmente gli esperti della specialità si fanno notare, con moto preparate ad hoc che partono a razzo da ferme e raggiungono la vetta anche in meno di 10 secondi. Rimango concentrato sul mio obbiettivo di gara: arrivare fino alla cima. Sgonfio un po’ le gomme per avere ancor più trazione sulla neve, ammortizzatori morbidi e tocco di velluto sul gas, cercando mentalmente la giusta via di mezzo tra la velocità necessaria ad arrivare fino alla cima e la prudenza per non cadere durante l’esecuzione del tutto. Vedere certi fenomeni salire il pendio a tutto gas non aiuta, ma essendo la mia prima esperienza in gare di questo genere, posso percorrere la strada più prudente e massimizzare la probabilità di raggiungere il mio obbiettivo. Parto con calma dosando il gas, prendo pian piano velocità e arrivo finalmente al pendio, la moto inizia ad andare di traverso verso sinistra, cerco di correggere con il risultato di farla sbandare a destra e perdo molta velocità. Sono quasi in cima e rischio di fermarmi e cadere. O la va o la spacca a questo punto: sposto il peso indietro e spalanco il gas,  la moto si raddrizza, prende trazione e mi porta a destinazione. Missione compiuta!

 

Durante la seconda manche del pomeriggio fa decisamente più caldo e la pista presenta ormai solchi molto profondi, e visto che ormai l’obbiettivo della giornata è stato raggiunto, posso permettermi di fare lo splendido. Studio le tecniche di quelli più veloci e cerco di copiarle fedelmente. Parto con gas spalancato e cerco di mettermi in piedi sulla moto per aver maggior controllo, ma sono una pippa e cado dopo neanche 30 metri.

 

Il morale comunque è alto, e la moto elettrica ha decisamente convinto anche un petrol head  incallito come il sottoscritto: coppia generosa erogata con precisione, in rigoroso silenzio! Avevo sempre pensato che la moto DEVE essere chiassosa, con il rombo del motore come parte integrante dell’esperienza di guida, ma devo ammettere che potersi muovere in silenzio, soprattutto in mezzo alla natura, ha un fascino irresistibile…

 

Testo:Riccardo Schiavotto

Foto: Filippo Spinelli