Se c’è qualcosa di più difficile di guidare una moto pesante e poco manovrabile in un circuito stretto come Magione, è farlo a Luglio con 40 gradi all’ombra.

…e se c’è qualcosa di più demoralizzante dal farsi dare 5 secondi al giro dal vincitore, è farsene dare altri 2 da un ultrasettantenne (che ne dimostra almeno dieci di meno eh!).

Noioso intermezzo tecnico: dopo la caduta della prima gara, penso bene di rimettere mano alla ciclistica della moto, per renderla più manovrabile. Cambio il punto d’attacco degli ammortizzatori posteriori alzando il retrotreno di 2,5 cm. Dai miei calcoli ciò avrebbe chiuso l’angolo di sterzo di circa un grado e mezzo, rendendo la moto più agile. In realtà così facendo riduco anche drasticamente l’avancorsa, ottenendo l’effetto opposto. La moto ora regala lo stesso piacere e complessità di guida di una lavatrice.

Seconda gara.

Per chi non lo conoscesse, il circuito di Magione è da claustrofobia. Un labirinto dove ad ogni curva finisco larghissimo e sempre fuori traiettoria per la successiva. Praticamente sto facendo palestra, sotto il sole, con 40 gradi all’ombra, una moto di cent’anni e una tuta di pelle addosso. Faccio curvare la moto aggrappandomi ai manubri, lanciandomi dentro la curva e recitando il rosario.

Capire se si finisce nella sabbia dagli sguardi del pubblico è importante.

Il terrore puro arriva ogni giro al tornantino, quarta curva del tracciato, da cui già si possono vedere gli spalti che corrono fino alla curva “muro”. Ora, una gara di moto d’epoca non richiama folle di spettatori. In genere sono quattro pensionati della zona che ricordano i bei tempi andati, quando anche loro smanettavano sulle moto che ora vedono correre. Questa tipologia di pubblico è  ben visibile sulle gradinate vuote. Solo loro. Dopo pochi giri dal via ho decifrato le espressioni di terrore dei simpatici vecchietti. Questo mi ha permesso di sapere già all’ingresso alla “esse” prima del temibile tornantino, di quanto avrei mancato la corda e di quanti metri sarei finito nella via di fuga. E’ importante saper leggere gli sguardi dei pensionati perché ti aiutano a capire se è giunto il momento di staccare, di piegare o di dare gas per uscire dalla curva senza rischiare la vita più del dovuto.

 

Riccardo Schiavotto