Qualcuno una volta ha detto che “andare di traverso è una delle cose più divertenti che si possano fare da vestiti”. Aveva ragione, non poco. La maledetta sensazione di perdere il “di dietro” in ingresso curva, di dare gas e di nuovo via di traverso, è impagabile. Sentirsi sulle uova. Sapere che a differenza di avere grip e di fare traiettorie che son binari, qui si mette in conto che l’avantreno al suo posto non ci sta e che il retrotreno deve essere perso. E va gestito. Col gas e con l’anima.

Noi siamo andati dal guru indiscusso dei traversi. Uno che assieme a pochi altri ha fatto la storia italiana di questa disciplina. Marco Belli, che alle spalle ha una serie di risultati nazionali ed internazionali che vi conviene andare a leggere sul suo sito perché qui non ci stanno, ha aperto la scuola di flat track “Di Traverso”.

Un gazebo, anzi due. Una decina di moto. Un ovale. Adrenalina a mille.

Si parte con una breve lezione teorica perché, a quanto dice Marco Belli, il flat track non è solo gas a palate. Ci vuole tecnica. Tanta tecnica. Posizione in sella, come prendere in mano il gas e fiducia. Fiducia in quello che ti dice Marco Belli, anche se secondo te una determinata azione rema contro il tuo istinto di conservazione della specie.

Il risultato dopo un po’ di pratica è pazzesco. Ci si riesce. Si mette la moto di traverso. Veramente. E la sensazione è stupenda. Le moto sono delle Yamaha SR 400 sulle quali Deus Ex Machina ha messo le mani in modo da renderle perfette per fare sgummamenti vari. Belle? Inutile dirlo. Il flat ti fa capire che non servono duecento cavalli per divertirti su due ruote. Contro ogni aspettativa è meno complesso di quello che sembra (ovviamente a livello amatoriale) e non bisogna essere dei fenomeni per divertirsi come matti.

“Avete presente quanto è buona la pasta? Ecco. Quella è andare in moto in pista. E la carne? Avete presente quanto è buona una fiorentina? Ecco. Quello è l’off-road. Bene ora pensate a un piatto fumante di linguine fatte in casa con il ragù. Quello è il Flat Track!”

Per capire cosa accade nella mente di chi si avvicina per la prima volta al flat track, ci abbiamo mandato Riccardo che appena tolto il casco, con la faccia ancora sporca di polvere ha pronunciato queste parole. L’esempio calza.

 

Per informazioni sui capi usati nel test clicca i cartellini rossi nella foto qui sotto!

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