Il 24 Aprile 2015 mi trovavo in volo. Ero all’imbarazzante altitudine di circa un metro e mezzo, scagliato in aria da un violento high side della mia Honda CB750 Four del 1972 in uscita dalla prima esse in fondo al rettilineo di Varano. Un’esperienza che non avevo mai provato prima, e credo neanche la mia moto, una superbike giapponese dimagrita, non troppo, a 180 kg. Pensata per le highway americane, più che per le piste delle bassa padana.

Mentre la moto mi proiettava fisicamente in cielo, mentalmente mi lanciava in una bizzarra bolla spazio temporale. Galleggiavo come estatico sopra di lei, che ruzzolava al rallentatore scagliando dapprima il serbatoio e poi buona parte del cupolino in mille pezzi. Stranamente, come spesso accade nelle situazioni di imminente e inevitabile pericolo, non vidi passarmi tutta la vita davanti. Mi trovai invece a fantasticare sul mondo delle corse di motocicletta. Pensai che avrei finalmente “sverginato” la tuta in pelle, dal momento che non ero mai caduto in pista prima d’allora. Poi pensai che forse la moto non avrebbe riportato tanti danni e che avrei potuto riprendere la gara, cosa smentita non appena notai il carter dell’accensione volar via, segno inequivocabile che i pick up erano già stati schiacciati sull’asfalto.

Crash-1

la moto…dopo.

Fu quando la mia parabola prendeva il suo brusco epilogo, che capii che probabilmente mi sarei fatto male, che la moto avrebbe potuto schiacciarmi, e che i danni non sarebbero stati pochi. Eppure fu solo allora che non potei fare a meno di pensare di quanto mi piacessero le corse, e che avrei dovuto iniziare a farle molti anni prima, mannaggia a me.

Prologo doveroso: circa 6 anni fa, durante il mio ultimo anno di università, ho costruito una moto da corsa nel garage di casa partendo da un’Honda CB750 Four piuttosto malconcia comprata ad un mercatino. Ci feci solo due gara d’endurance vintage, di cui una finita con TUTTE le valvole piegate dopo una sfollata ed una con il mio co-pilota che si sdraia in un curvone da quarta piena a Rijeka. Poi il lavoro e il trasferimento all’estero mi hanno tenuto lontano da lei per 4 anni, in cui non ho mai smesso di pensarla. Durante il 2014 sono riuscito a sistemarla, e ho deciso di prendere parte al Campionato Italiano Gruppo 5 cilindrata 750cc, riservato a tutte le moto costruite fino al 1982 con un massimo di 750cc di cilindrata. Una stagione nella quale ho sbagliato tanto ed imparato molto. Da qui in avanti vi racconterò di quello che è successo e di quello che succederà, sperando che l’anno di gare 2016 possa portare grandi soddisfazioni!

Riccardo Schiavotto